In memoriam

Ieri sono tornato sugli appennini, dove il fiato del vento è bambino. C'era il mio nome, seduto al tavolo di un sogno, con un fucile sotto il cuscino, mentre i denti del cielo battevano il freddo nel cuore. C'era una donna, dipingeva brandelli di scuse, abbracciando come dopo una guerra il suo grembo disfatto. Piangeva anche lei, ma da sola, al ritmo di pietre sul fondo di un fiume. Seguiva i volteggi dell'acqua, stringeva negli occhi l'inverno. Mentre alzava le mani davanti al nemico, si cercava attraverso la bocca scomparendomi in gola. E' caduta, come cade la neve, sulla terra imprecisa, dove un tempo le armi sono state parole. Un lento mancare, un lento aspettare, un lento guardare, lontano, un falò. Come avrei voluto ci fossi anche tu, a tenermi la mano. Ho assaggiato la pioggia, seguito l'odore dei vetri da cui ti ho guardata comprare una volta la frutta. Ho appoggiato la testa sull'inganno dei gesti, mentre la voce di un crollo, lontano, s'incollava alla pelle, conficcata dal vento nelle pietre di un suono. Una lucertola ho visto, che ha perso la coda, ho rivisto la donna picchiarsi sul petto. Poco dopo, l'inferno. Ho letto il giornale, l'apertura diceva: "Prepariamoci al peggio". Dietro l'angolo il mondo sommerso è riemerso, mostrando le ossa. Centomila. Sono i pezzi di sogni spezzati. E ora tutto si va scomparendo ad oriente, emergenza, che emerge dall'acqua nel fango, dal fango alla terra. Stare fermi. Fermi. Sul ponte. Mi ripeto bloccato dal caldo trasparente sospiro dei vermi. Mi prende alla carne, afferra il silenzio, si china nel nulla. Ma tu, non avere paura. Continua a pregare. Continua a pregare. Continua a pregare. Brucia qualcosa laggiù, lo vedi, amore? Sono nostri fratelli, sono figli, sono figlie, a migliaia, hanno acceso l'orrore, hanno spento la sera. I nostri occhi laggiù, tra le lingue di fuoco i pensieri, le labbra, il Suo nome, di cenere i passi, e la bocca nel televisore. Ma tu non voltarti, continua a pregare. Centomila nel vuoto, vanno in fiamme i vestiti, hanno detto un milione, i feriti. Ed io qui, sulla riva del mondo, a guardarli piegarsi nello specchio dell'onda. Niente botti quest'anno, soltanto detriti. <Cadecoppi, 29 dicembre 2004>
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