Re: "L'appartenenza": è il 19 novembre 2002


La chiamerei così, se mi perdoni la più affettuosa pedanteria: metafisica dell'umanità. Che presupponi sempre, nel "noi" che ricompone le fratture o nella vaga indecisione tra l'anima e il corpo. Ecco, se fossi un tuo biografo direi che l'"Appartenenza" è meno materialista di quello che hai scritto prima, a volte allude al miraggio di un amore religioso, ma senza imboccare scorciatoie.

Tratta con amichevole superiorità il mito della carne (forse perché ti ha conquistato, un tempo?) e adopera lo spirito per porre più dubbi che punti fermi. Riemergendo: sei un po' più malinconico, ma governi in modo invidiabile le tue malinconie, caro mio.

Forse ti capita anche di essere più triste e della cosa parleremo. Ma tutto è etremamente forte e coraggioso. Tralascio il tentativo ripetuto, ostinato e diabolico di liquidare la politica nell'etica: ci sarà un tribunale, per questo. Davanti al quale, senza nessuna esitazione, prenderei ferocemente e paradossalmente la tua parte.

Un abbraccio,
Pierpaolo



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