Diario militare
Strasbourg, 08-04-1999
 
Aufstehen! Aufstehen!
Entrò. Capitolai dal terzo
sogno sulla destra
di un morto durante la notte,
forse Strasburgo - lo chiamavano
così: riversi entrambi sulla
superficie dura della vita.

Tu non sei ebreo. Io non sono ebreo.

Oggi i vivi non sono ebrei. Oggi.
Oggi i morti sono i vivi.
Domani forse. Ma domani
annodati s'accodano lungo
il filo del ricordo i pensieri sin d'ora.

Tu non sei cattolico. Io non sono cattolico.

Ripetete eins, zwei, drei!
Ah questi tedeschi... cosa non hanno fatto
per togliermi la Dignità
e gettarmi in un forno crematorio
o gettarmi appena fuori della mia coscienza
una sassaiola d'insulti.
Ho bisogno di distrarmi
diventerò un lavoro, uno stipendio, un orario
ARBEIT MACHT FREI
c'è scritto.

Io sono un superstite. Tu sei un superstite.
Il tuo ruolo si chiama Libero.
Questo numero è la pagina incompiuta
l'aporia irrisolta, l'amore vano
il mio nome, il tuo nome -
non siamo stati mai tanto vicini -
non sono più che per il canone
un'altra diplomatica omissione.

Il primo amore, la Guerra Fredda
e freddo glaciale il nostro incontro
nel ‘39 sotto il sole, sul mio letto
“ti devo parlare”, ho già capito, ho letto
molto Petrarca, Tasso e Bufalino
Sciascia, Simmel e Dostojevskj,
Morselli, Kundera e Delfini,
Gobetti, Kierkegaard e Fenoglio,
Bernhard, Böll e Simenon
a Parigi, a Lisbona, Hugo e Rossini,
Debussy, Puccini, Berg a Zurigo,
Nyman, Glass e Weber,
Mertens, Pascoli e Bach
soprattutto Bach e Schumann,
ho visto la mia vita
passare, ma era notte,
non ho distinto le sue parole
così ti ho detto: mi vuoi lasciare,
OK... gli Alleati dentro al campo,
la libertà con l'obbligo perpetuo
di ricordare in eterno la prigione:
che razza di libertà è questa!
Il rancio della solitudine
è un'abitudine già grave,
appena fuori del campo, mentre
quell'acqua sporca almeno
sapeva di qualcosa... e ricordo
Juden! Achtung Juden!
Fratelli... voce nel buio,
dài non scherzare. Non scherzo:
non ti amo più.

Sono nudo. Tu sei nudo.

E pertanto nascondi qualcosa ancora.
Una risposta che non vuoi dare:
Perché io? Cosa ho fatto?
Dico sul serio, gli ebrei facciano
gli ebrei e i crisantemi ciò che possono.
Ma ormai sappiamo
che il futuro ha un costo:
non la storia, allodola ottusa
contesa dalle grida delle vittime,
ma il passato. Passato.

Tu sei in esilio ormai. Io sono in esilio,
in mezzo alla notte, in Germania,
in Italia, puntando il naso al cielo
aforistico del freddo invernale,
a fianco d'un gatto schiacciato
non dalla storia, ma dall'Alleato,
col suo sorriso felino a riposo,
credendo a un Dio morto con lui
di granito, che in un dispaccio
ci ha lasciato scritto: It's over!

Inabissandomi nell'inferno
di chi fa il mal,
di un pacchetto
vuoto e gli occhi
di un bambino malato.

Copyright (C) 2001 Riccardo Bagnato [www.bagnato.it]
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