La poesia come la musica. Una semplice domanda, incastonata nel vuoto e che ne altera la sopravvivenza, che ci invita ad affrontare i fatti e ci aiuta a risolverli: nessuno ha piacere di trovarsi davanti alla propria domanda cui da tempo immemore non sa dare o non vuole o non riesce dare una risposta, che rimuove o consuma fino all'estremo, fino al suo ultimo pericoloso insistere. Lì è la musica. Lì è la poesia.
Perché moriamo? Perché ti amo? Un interrogativo interessato a noi, la musica è una figura retorica per eccellenza, dice senza dirci, e sembra chiedere incessantemente la stessa cosa: nel migliore dei casi di essere rieseguita, o più semplicemente di essere riascoltata: lì finisce la musica e non finisce.
Sembra tuttavia talvolta mancare la sua domanda, e come una persona in disgrazia, ma fuor di misura orgogliosa, in questi presunti tempi di magrissima, si ostina a non voler o a non saper porre domande, e fra queste la più semplice: mi vorresti ascoltare?
Ma per quanto ci sforziamo a non risponderle, proprio come quel Guildestern e Rosenkranz, amici di Amleto, incaricati di scoprire di quest'ultimo i motivi della sua presunta pazzia, finiremo per nascondere la nostra incertezza o per ascoltarla.
Pensando che ci dica la verità.
Ma essa dice senza dire.

Copyright (C) 1998-2002 Riccardo Bagnato [www.bagnato.it]
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