Not wanting to say anything about me

Quando avevo 1 anno i miei genitori si separarono. Mia madre se ne andò a Los Angeles e mio padre si trasferì a New-York. Custodia separata l'hanno chiamata.
Per questo motivo dal 1939 al 1942 ho dovuto fare avanti indietro tra Los Angeles e New-York, accompagnato soltanto dalla mia tata.
Al tempo quei viaggi mi sembravano a dir poco eccitanti, quasi romantici. Oggigiorno invece, guardando indietro, ripenso a come sarebbe stato differente, in quanto ebreo, se solo avessi vissuto in Europa durante quel periodo: avrei dovuto cambiare "treni diversi".
"Different trains", un quartetto d'archi e nastro magnetico composto da Steve Reich nel 1988, commissionato da Betty Freeman e suonato dal Kronos Quartet per cui è stato scritto.
Ho comprato il cd sabato scorso. A pensarci bene sembra siano passati tanti anni. Conosco Steve Reich da molto tempo. Per i suoi classici, fra cui "Music for 18 musicians"; gli "Ottetti"; i "Sestetti"; "Vermont Counterpoint"; "New York Counterpoint", e "Electric Counterpoint" scritto per e suonato da Pat Metheny; "Six Marimbas"; con John Adams "Shaking and Trembling"; "Music for Pie" o "Tehlim". Ma più di altri compositori della sua generazione o della stessa scuola, come Philip Glass o John Adams, Reich mi è sempre sembrato il più americano e in quanto tale uno degli sguardi più interessanti d'oltreoceano verso il vecchio continente, con cui, chi compone musica ha o deve avere a che fare prima o poi.
Reich, stranamente in bilico fra il Glass di "Music with changing parts" e l'Adams di "Nixon in China" ha avuto a che fare con l'Europa. Soprattutto in "Different trains". Dove non ha saputo fare a meno di presentarci un'Europa in preda alla guerra più atroce che l'uomo abbia mai conosciuto.
Un bambino in compagnia della propria governante "from Chicago to New York" su uno dei treni più veloci; e di nuovo "from New York to Los Angeles" usando "different trains every time" come ripete la voce campionata di Virginia, la tata, a metà del primo movimento (America - Before the war).
Era il 1939, era il 1940, lo ricorda Lawrence Davis, un portantino delle ferrovie americane di allora, fra le altre voci registrate su nastro magnetico per la composizione dell'opera. Era il 1941. "Yes", dev'esser stato proprio il 1941, come conferma Virginia a conclusione del primo movimento, dove la sirena del treno, finora presente nella tessitura rivela ciò che si può solo intuire fino a quel momento, trasformandosi in un vero e proprio allarme minaccioso. E siamo nel secondo movimento: Europe - During the war.
Un'opera, quella di Reich, di non facile ascolto. Inutile negarlo. Ma che rappresenta insieme ad altri esperimenti, forse, la base delle migliori avanguardie drum 'n' bass, lyrical pop, rave in attività da diverso tempo in Inghilterra e poi commercializzate in Europa: basti pensare a "Kissing underwater" dei Moonbabies. Come molti precursori, apparentemente monologico, alla radice della sperimentazione di Reich resta l'intuizione di uno sguardo incantato sul mondo, al limite, ma solo apparentemente, della paranoia. Per nulla artificiale come viceversa potrebbe essere interpretato il pezzo di bravura di Micheal Nyman, poi colonna sonora di "The Cook, the Thief, His Wife, and Her Lover", ma originariamente ispirato ai fatti che coinvolsero la tifoseria juventina contro quella del Liverpool in uno sciagurato campo da calcio in Belgio.
Vado a memoria. Sono infatti in treno anch'io in questo momento. Direzione Genova. Per partecipare a un incontro fra chi, durante le giornate del G8, ha cercato di organizzare in Internet una rete di contatti e informazioni utili per capire cosa sarebbe successo e soprattutto perché migliaia di persone si stavano per trovare in quella città. Non avremmo mai immaginato il resto. In Europa, in America poi.
Mi sto chiedendo, adesso, come abbiano realmente percepito gli americani ciņ che stava succedendo in Europa. Per Reich l'Europa è stata probabilmente un pretesto, nel vero senso del termine. Come per chi da oltreoceano ha raggiunto Genova a luglio di quest'anno.
Così è Reich e non solo lui. Un bambino, che deve crescere, accompagnato dalla tata nel bel mezzo di una guerra virtuale, in un contesto immaginato. E ancor più radicalmente, quasi che fosse la musica stessa il protagonista di quel viaggio o il bambino, in uno stato amniotico, l'unica speranza, nel ventre di un'Europa sconvolta dalla realtà.

 
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