Il sacrificio
 
Avrei voluto avere un cuore di metallo,
un cacciavite, un trapano, bulloni ed un martello,
con cui aggiustarlo, quando non funziona.

Avrei voluto avere, di legno un cuore vero,
d'ulivo, un pino, o meglio ancora, un melo,
tagliarvi i rami secchi, e cogliere d'estate i frutti.

Avrei voluto non avessi un cuore,
un quando e un dove, dove chissą quando non esploda un cosa
cui si dą per nome "amore".

Avrei voluto avere il cuore d'altri,
e smetterla di avere lacrime rigonfie, ed occhi scaltri,
il passo di un bambino, e i piedi scalzi.

Avrei voluto avere stracci intorno cuore,
con cui pulire nel singhiozzo del mattino
la nebbia dei pensieri sui vetri del destino.

Avrei voluto avere un cuore di lamé,
merletti inzuccherati di parole, e miele da mangiare
quando giunge il tempo, del tč o del cappuccino.

Avrei voluto avere un cuore di intervalli,
musica da camera da letto, da soggiorno e lavapiatti,
avrei voluto scegliere il colore, insieme a te, dei nostri sbagli.

Avrei voluto avere un cuore di cemento
armato fino ai denti, per non soffrire dentro al petto,
e non crollare davanti al tuo tormento.

Avrei voluto avere un cuore di montagna,
coperto dalla neve bianca dell'inverno,
dagli abeti, i faggi estivi, e in autunno la castagna.

Avrei voluto avere un cuore verde mare,
tra le onde, i transatlantici, una bandiera bianca,
su un'isola trovare, il tuo tesoro di perle e sale.

Avrei voluto avere un cuore di preziose
pietre vive, e zaffiri, e di rose,
invece della stiva di un pirata, costretto sulla nave.

Avrei voluto avere un cuore pił sincero,
ad un suo accenno, distinguere le cose e il mondo,
il brutto e il bello, il facile dal vero.

Avrei voluto avere un cuore di velluto,
con cui indossare l'inverno senza pił paure,
e riscaldare il tempo avuto, e le future

occasioni che il tempo mi concede;
la forza ed il coraggio per vedere dentro al cuore,
ben oltre il gesto, l'altrui riflesso fra le rughe

fra i miei affanni, gli sforzi immensi, avrei
voluto avere un altro cuore e questo averlo
per donarlo ai tanti che non l'hanno.

Avrei voluto avere un cuore di cristallo,
brindare ad ogni festa, lą sull'Olimpo,
col nettare di Venere, e lo sguardo strabico di Apollo.

Avrei voluto avere un cuore che non fosse
pił di quanto non lo sia legato, il vento al mare,
il giorno al sole, e il bosco alla montagna,

la roccia al suo passato, su cui talora gli avvoltoi
si lanciano e si spostano fra il sangue,
per ritornare soltanto quando l'io diventa noi.

Per questo avrei voluto avere anch'io,
un cuore in cui lasciare un solo istante,
un solo maledetto eterno istante il mio destino

raccogliersi e discutere con Dio semmai
non fosse lecito cambiargli direzione,
e farlo andare altrove, dove

averlo in carne ed ossa non fosse tanto
triste e faticoso, da sembrar meschino,
e lģ, trovar lo spazio e il tempo di un qualcuno

cui darlo in pegno soltanto per amore,
perché si faccia carne nuovamente e scopra
la forza del perdono quotidiano.
[Milano, 19-12-2003]
Copyright (C) 2004 Riccardo Bagnato [www.bagnato.it]
La copia letterale e la distribuzione di questo testo,
nella sua integrità,
sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.