Preghiera in gennaio
 
Dio dei supplizi, dei missili, e dei condannati,
Dio dei poveri e dei ricchi,
Dio delle famiglie.
Dio dei cieli e della terra,
Dio degli innamorati.
Dio dell'universo, degli uomini potenti e dei reietti,
degli immigrati e dei perfetti padri di famiglia,
Delle stazioni,
delle autostrade,
dei vicoli e dei viottoli notturni,
Dio dei coltelli, Dio delle frasi,
Dio delle chiese,
dei terroristi, dei poliziotti e dei soldati,
dei pacifisti, dei galeotti, e degli ammalati.
Dio della notte, dei senza Dio, dei senza tetto,
Dio d'ogni razza, ceto, lingua o comunione,
Dio padre eterno, che bestemmiamo.
Dio del mattino, Dio del dolore, Dio della gioia,
Dio dei vigliacchi, Dio delle armi,
Dio d'ogni cosa.
Dio dei coglioni, degli assassini,
Dio sui giornali, Dio nella pioggia,
Dio di nessuno, Dio violentato, Dio cancellato,
Dio senza voce, Dio mio taciuto.
Dio dei poeti, delle canzoni,
Dio degli artisti, dei musicisti,
Dio del silenzio.
Dio della polis, Dio del denaro,
Dio padre eterno, di Gesù Cristo, che ti adoriamo.
Dio direzione,
Dio voce, amore, inconsolabile architetto,
dei rantoli, del cieco, del volto, e del rumore,
delle abitudini, delle sconfitte, del detto e fatto,
Dio del sudore, degli ultimi arrivati,
e subito partiti,
Dio dei tumori.
Dei non vedenti, dei sordomuti,
Dio degli handicappati.
Dio delle cose,
degli insuccessi,
Dio delle storie mai raccontate,
dei pazzi, e dei carcerieri.
Dio degli ospizi, degli ospedali,
Dio delle mani,
nell'ultimo momento
andato per tornare,
Dio del tormento di lasciare:
dell'abbandono, del dono, e del perdono,
della miseria, della ripicca, della sfortuna,
Dio degli anarchici,
Dio delle bombe,
dei popoli gementi,
da libertà contese,
dei popoli urlanti,
di libertà mai date e offese.
Dio del destino, dei leader, Dio dei precari,
Dio dei colori, Dio nella vita, Dio nella morte,
Dio dei drogati, delle siringhe, delle pastiglie,
Dio dei bambini, dei genitori,
dei poster stracci, sugli accampati,
in fondo al buio, dei nostri parchi,
delle urla appese, ai nostri stadi.
Dio degli afflitti, degli attentati,
Dio dei tg, Dio nel computer,
Dio dei mercati, Dio senza fiato,
Dio amato, odiato, Dio condannato,
Dio in culo, Dio fra le cosce, Dio con le mani,
Dio con la bocca, Dio senza lingua.
Dio della fame, Dio della sete,
Dio del digiuno, dei posti e i luoghi
dimenticati, in fondo al mondo.
Delle montagne, dei mari, nelle metropoli,
dei fiori appena colti, nelle campagne,
Dio dei “ti amo”, delle paure,
dei campi, dei pomeriggi e dei fossati,
delle carezze, degli spasimi, e dei baci,
di ciò che un giorno, in mezzo ai prati
avevo nel mio sguardo, e fra le mani.
Dio degli aborti, Dio dei divorzi,
Dio sull'altare, Dio che provvede,
Dio che non vede, Dio che ci ascolta,
Dio santo, dato, preso, ed accusato.
Dio delle api, dei fuchi, delle regine,
degli operai, Dio dei tranvieri,
degli alveari,
Dio in croce, al suolo, negli occhi chiari
di tutto ciò, fra le lacrime e il rancore,
che abbiam dimenticato.
Dio dell'assenza,
Dio della storia,
della costanza, e della prudenza.
Dio d'un solo Dio, Dio mio,
noi che ti preghiamo siamo soltanto
solitudini davanti al tuo segreto,
che è il nostro,
cranio rotto, eterno, affranto, consolato,
realtà inchiodata nella vita,
di un gesto antico e quotidiano,
noi ti chiediamo,
ti ringraziamo.
Siamo uomini e donne, siamo bambini,
siamo padri, madri, figli,
siamo fratelli, siamo sorelle, siamo cugini,
siamo quello che siamo, e che saremo,
siamo quello che abbiamo e che facciamo,
siamo lo specchio dei nostri giorni,
l'inverno dei gesti e dei ritorni,
la primavera ormai vicina,
la gialla estate del mattino,
l'autunno e le parole.
Siamo quello che siamo,
siamo quello che amiamo,
siamo quando conosciamo veramente,
attraverso l'altra solitudine,
il tuo mistero.
Che è il nostro. Dio mio,
d'un solo Dio, perdono,
se a volte non riesco,
ad essere migliore.
Se l'amo in fondo al cuore
strattona e vuole,
le mie viscere, e nel sangue
l'esca di risposte muove
l'onda fra domande
e voci attente fino a riva.
E lì, davanti a un lago di parole,
attraverso gli occhi e nel silenzio,
vedo, ma non sento,
che il rumore in sottofondo
di tutto ciò che ho perso,
e che accarezza il mondo.
Dio del futuro, Dio del presente,
Dio del passato,
Dio della vita,
ricordami la luce,
affinché passo dopo passo possa,
credere e rispondere,
alla mia chiamata.
Liberami da ciò, che non esiste,
o che non può, più essere cambiato,
nei secoli dei secoli,
liberami o Signore,
ed io sarò,
infine,
liberato.
[Milano, 06-01-2004]

Copyright (C) 2004 Riccardo Bagnato [www.bagnato.it]
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