La democrazia
 
E' un bacio senza amore,
che non sai più se hai dato,
se è stato un sogno o hai scorso
da dietro al tuo passato.
E' alzare gli occhi a Dio,
guardarlo dritto in faccia,
e chiedergli un piacere,
sperando lui lo faccia.
Si volti appena un poco,
la prego non mi osservi,
mi creda è solo un gioco,
si volti, non mi guardi.
Mi basterà un istante,
mi basta mi concentri,
che in testa a quella gente
io sgancerò diamanti.
Coperti in abbondanza
non sarà più ciarpame,
quel popolo insolente,
e non avran più fame.
Saranno tutti morti,
ma dico, non è un dramma,
se in fondo qualche bimbo
non avrà più la mamma;
se il popolo sovrano
potrà cambiare forse,
canale, tele o radio
e rilassarsi invano,
se il mondo finalmente
potrà tirare dritto,
mirare ai propri affari,
mirare al suo profitto.

E' una barca in riva al male,
un nodo di parole,
la rotta obbligatoria,
si salpa quando chiama,
l'altare della patria
e l'altare della noia:
“Faremo di un deserto
un prato per la storia”,
ci proveranno a dire,
a urlare nel cervello,
ma a forza di salpare,
è proprio sul più bello,
che s'incaglierà la prora,
di colpo sopra al cuore,
che smetterà di andare,
di uomo, di un fratello.
Poi chiederemo scusa,
perdono per la storia,
di nuovo tutti buoni,
mai più senza memoria.
Per non dimenticare
si voteranno i buoni,
ma per paura d'altri
ci troveremo soli.
Ci stordirà il buon sole,
e piangerà la luna
ed uno appresso all'altro
paura avremo allora.
Paura di morire,
di aver barato tutti,
nel mezzo del cammino,
morire farabutti.

E' il volto di un donna,
spacciato dentro al sole,
è cogliere in quell'attimo
il pianto di un amore.
E' piangere la notte,
quando l'ombra sembra vera,
pregare a squarcia gola
fin quando ci consola.
E' credere che solo
un mondo è destinato
a vivere il presente,
scordando il suo passato.
E' chiacchierare insieme
e dire, quella volta
avevi anche ragione,
sarà ma cosa importa,
se il mondo è uno solo
ma gli uomini milioni,
ed il potere è sempre
un vizio da coglioni,
che vivono da soli
su un'isola deserta,
al centro del cervello,
materia grigia e stanca.
Briganti incatenati
al carro della storia,
che gira ed ogni tanto
ha vuoti di memoria.
Poi qualche derelitto
se n'esce con qualcosa,
“Rivoluzione!” a cena,
da sbronzi è favolosa.

Ma poi quando è mattino,
s'ammala di astrazione,
di ordini e certezze,
si prodiga in sermoni,
richiama i testi antichi,
il giusto, il bello, il vero,
e cita quelli sacri:
il comunismo e il clero.
Studiate allora bimbi,
cercate di capire,
perché dai vostri padri
non c'è di che aspettare.
Han fatto la malora
per darvi tutto quanto,
ma quello che importava
lo han gettato al vento.
Lo han fatto per amore
di questo son sicuro,
ma hanno perso tempo,
girando intorno al muro.
Cresceva dentro loro
quel muro di parole,
fino a parargli gli occhi,
il cielo, il sangue e il sole:
bambini come voi,
che sognan di cantare,
che imparano a sparare,
a chi gli fa dei torti,
a chi s'è preoccupato
di fare quel che deve,
a chi non sa o non vede
il pianto del passato.

In nome della pace
abbiamo fucilato,
in nome della nostra
abbiamo saccheggiato,
con armi e coi bottoni
li abbiamo fatti fuori,
lasciando in mezzo al mondo
un buco di rancori.
E' forse la più grande
risorsa che noi abbiamo,
ma non credete a quanti
vi dicon che dobbiamo
portarla come un dono
a chi non l'ha mai avuta,
e poi la scaglia addosso
a chi l'ha criticata.
Un dono è un sacrificio,
è dare senza avere,
il nostro invece adesso
ti prende e non concede.
Ti prende al collo al petto,
e ti trascina piano,
lontano e nell'aspetto,
ti illude d'esser uomo.
Perché sia andato storto
lo sa solo il Signore,
che dopo il primo morto
ha preso a bestemmiare,
ha pianto ed ha implorato,
ha chiesto di fermarsi,
ma l'uomo non ha udito,
e invece è andato innanzi.

Fu così che il Signore,
col volto scuro e triste,
un angelo sorprese
far cose qui mai viste.
Facendo per gridare
"Tu quoque sulla Terra
ti metti a scaricare
petardi per la guerra!"
Ma subito ha capito,
sarà stato l'odore,
che invece delle bombe
spingeva per sganciare,
sganciare ciò che in corpo
covava da millenni,
la rabbia e il solo modo
di esprimer senza danni
il suo pensiero in toto,
il suo pensiero al mondo,
che non era più gioco,
ma un calcolo tremendo.
Fu allora che il Signore
si avvicinò e sedette,
non disse una parola,
ma insieme all'altro stette.
Ma non ne fece un dramma,
si voltò verso l'altro,
gli disse tutto assorto
e passami ‘sta canna,
ma poi imprecò davvero,
e disse “E' mai possibil,
che neanche qui nel cielo,
sia come Dio comanda!”

Non posso dire e come,
non posso farne il nome,
ma in capo a qualche istante
ve n'era in ogni dove.
Si sa che un deretano
ha sempre funzionato,
col ricco e col villano,
ha fatto quel che ha dato,
ma quello che un divino
anarchico e cristiano
connubio in mezzo al cielo
può fare in un baleno,
non era ancora stato
provato da nessuno,
nemmeno registrato
all'albo del lavoro.
Può dire al vento e al mare
di spargere l'odore,
e insieme a quel fetore
di seminare fiori.
In men che non si dica,
il mondo fu liquame,
fu allora che capimmo
l'amore e la fatica,
di chi mi disse un giorno,
costretto dalla fame,
che la speranza nasce
soltanto dal letame,
rinasce lentamente
il pane della vita,
e dai diamanti invece
non nasce proprio niente.
[Milano, 28-04-2003]
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